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Meglio investire in Europa?

Partendo dal 2009 ad oggi è molto evidente che i mercati che hanno performato meglio sono stati quelli caratterizzati da una banca centrale particolarmente accomodante e attiva.
Il mercato americano in particolare ha beneficiato parecchio dall’attivismo della FED che sono ormai 13 anni che continua ad immettere liquidità nel sistema.
Gli altri mercati sono rimasti indietro e tra questi il mercato Europeo.

Alla luce della decisione della FED di questa settimana c’è da chiedersi se le cose cambieranno in futuro, se le aree geografiche in cui le banche centrali rimarranno più accomodanti o più attendiste possano rivelarsi nel tempo le aree su cui sovra pesare i portafogli.

Tale domanda è stata posta da Goldman Sachs ad un pool di clienti questo mese.
La maggior parte di essi ha identificato nel mercato Europeo il mercato destinato a sovra performare gli altri.

Non sono mancate poi le risposte pro-USA da parte dei fedelissimi del Nasdaq. Ma in pochi hanno ritenuto possibile una sovra performance del mercato Asiatico o dei mercati emergenti.

Stesso risultato del sondaggio è stato ottenuto da un questionario posto da Morgan Stanley alla propria clientela mentre un sondaggio condotto da Bank of America ha finito per identificare nel comparto bancario Europeo l’asset class azionaria più profittevole nel 2022.

Ma come mai tutto questo ottimismo per l’Europa?

La risposta che potremmo dare è la seguente:

“when the market is boring, it is better to invest in Europe”.

Ciò che contraddistingue il mercato europeo sono una serie di fattori che lo rendono da un lato più solido e dall’altro meno esposto al rischio aumento dei tassi.

In primo luogo, nel mercato Europeo non esistono colossi del calibro di Amazon o Apple, capaci, da soli, di dettare le sorti di un intero indice.
In secondo luogo, nel mercato Europeo non abbiamo la presenza di azioni di società “start up” non ancora in grado di produrre ancora ricavi o utili operativi ma le cui valutazioni sono già oltre i 100 miliardi.

In sintesi, in Europa non troviamo società simili

In terzo luogo, la composizione del mercato europeo è più “value” e molto meno “growth”. Gli indici europei sono composti da azioni della old economy quali banche, oil companies, auto e industriali. Tali categorie di titoli (banche in primis) solitamente sovra performano in un contesto di crescita macro e tassi di interesse in rialzo.
E questo si riflette sull’andamento delle stime di utile nelle ultime settimane. Le revisioni settimanali apportate dagli analisti sono state molto più marcate per i titoli Europei di quanto non lo siano per i rimanenti titoli del Globo.
Ne consegue che i titoli Europei stanno beneficiando di un supporto fondamentale importante.

In sintesi, numeri alla mano, il mercato Europeo dovrebbe essere il mercato da preferire per il 2022, o almeno fino a quando non si assista ad un rallentamento macro che possa mettere in discussione questo trend.

Dato che nessuno sa cosa accadrà in futuro sempre meglio adottare una strategia basata sulla diversificazione dei propri investimenti.
Sarebbe un errore inseguire il trend in atto comprando i titoli Europei e vendendo quelli Americani

Meglio averli entrambi…

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