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Oltre alla volatilità c’è di più?

Nell’articolo di ieri abbiamo analizzato la questione della volatilità e abbiamo spiegato che essa ci farà compagnia ancora per un po’.

Oggi vogliamo analizzare l’altro tema. Quello inerente alla domanda posta ieri:

“is the worst over”? abbiamo visto i minimi?

È ormai passata una settimana da quando gli indici americani hanno toccato i minimi.
Lo scorso lunedi il Nasdaq ha toccato un minimo registrando una perdita del 16.58% dai massimi mentre lo S&P500, nello stesso giorno è arrivato a perdere l’11.97% dai massimi.

Tecnicamente in questi casi si parla di correzione.

Non si parla di Bear Market perché la soglia del 20% di ribasso non è stata superata.

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Gran parte del sell off è stato guidato dai titoli caratterizzati da:

  • alta volatilità
  • prezzi elevati
  • tipologia growth stocks.

Spesso, queste categorie di titoli sono accomunate.

Cosi come il sell off è stato guidato dai titoli sopra citati, allo stesso modo il rimbalzo ha visto una sovra performance di tali categorie di titoli rispetto ai titoli value stocks.

Tuttavia, da inizio anno, i titoli ad alta vola, elevato momentum e di tipo growth sono ancora indietro rispetto ai titoli value.

L’analisi storica dal 1965 ci dice una cosa interessante.

Affinché si possa assistere a ribassi importanti, cioè superiori a quelli già registrati, è necessario che l’economia USA vada in recessione.
In mancanza di una fase recessiva è molto improbabile che si assista a ribassi superiori al 20%.

Questo significa che, se la storia dovesse ripetersi, i livelli minimi toccati lo scorso lunedi sarebbero dei livelli interessanti su cui comprare perché si collocherebbero non distanti dalla soglia del -20%, soglia massima di ribasso, rilevata storicamente in assenza di recessione.

Ma nessuno può sapere escludere che la FED possa portare l’economia in recessione.

A quel punto i pallini del grafico di cui sopra diventerebbero rossi e allora le soglie da guardare sarebbero molto più basse. Arriverebbero a trattare a -30% -35% dai massimi. Lo storno potenziale sarebbe maggiore.

In caso di recessione l’esuberanza irrazionale che caratterizza ancora le valutazioni del Nasdaq sarebbe debellata. I multipli di borsa subirebbero un aggiustamento ai valori medi degli ultimi 10 anni con relativa contrazione dei prezzi di borsa (a parità di utili).

Dopo il recente sell off, il Nasdaq quota ai valori più cheap degli ultimi due anni ma allo stesso tempo tratta ancora a forte premio rispetto alla media degli ultimi 13 anni. Sarebbe necessario uno storno di un altro 20% per tornare a quotare in linea con la media degli ultimi 10 anni.

Sono ipotesi poco probabili ma possibili che vanno sempre considerate per non trovarsi impreparati e cadere in preda alle emozioni, senza sapere cosa fare.
Nel nostro lavoro teniamo sempre conto di tutti gli scenari possibili oltre che delle esigenze di ogni cliente.
Per questo adottiamo delle strategie a che tengano conto di tutti questi aspetti.
Strategie che vanno condivise prima di investire e implementate in funzione dell’andamento del mercato.

Fatto 100 l’investimento massimo che destino al mercato azionario per il 2022, si potrebbe attuare la seguente strategia:

  • attualmente essere investiti al 40%
  • salire al 70% in caso di ritorno ai livelli minimi visti lo scorso lunedi
  • salire al 100% in caso di storni compresi tra il 25%-30%

E mantenere gli investimenti per i prossimi 5 anni.

Buona strategia a tutti.

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