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Facciamo presto

Sembra sia sempre di più questo il monito dei membri del FOMC.

“Fare presto, alzare il prima possibile, per fronteggiare un’inflazione che non dà segnali di storno”.

L’ultimo dato sull’inflazione USA ha visto i prezzi salire dell’8.5% su base annua mettendo sempre più pressione in seno alla FED che intende fare “di tutto” per riportarla a target.
E qualche membro sembra particolarmente deciso a procedere con un’azione molto aggressiva.

Il Presidente della Fed di Saint Louis, James Bullard spinge affinché la FED porti i tassi al 3.5% quest’anno mediante multipli rialzi da 50 bp ed eventualmente anche mediante un rialzo da 75 bps, pur se, questa ipotesi al momento non rappresenta il suo base case.
E nel frattempo, anche gli altri membri della FED sembrano sempre più inclini a procedere a rialzi marcati dei tassi.

I nuovi dot plot mostrano che tre membri vedono i tassi sopra il 3% già nel 2023 e ben 5 membri vedono i tassi sopra il 3% nel 2024, di cui 2 vedono i tassi al 3.75%.
Oggetto di discussione tra i membri della FED è poi la tempistica inerente il timing per il raggiungimento del c.d. neutral rate fissato al 2.4%.
Bullard sarebbe propenso a procedere a rialzi molto veloci e marcati fin da subito cosi da poter ristabilire un maggiore equilibrio tra tassi ed inflazione.

Ma la questione non è semplice.

Il trade off che si trova a fronteggiare la FED è tra inflazione e crescita.
Essa è ben conscia che procedere con rialzi veloci e marcati potrebbe imprimere un duro colpo alla crescita già minata alla base dalle attuali dinamiche inflazionistiche e dai colli di bottiglia nei processi di produzione.
E di questo è conscia anche la Banca Mondiale che ha da poco rivisto al ribasso le stime di crescita per la world economy. La crescita mondiale è vista salire del 3.2% nel 2022 contro una precedente stima al 4.1%.

Tale revisione al ribasso è dovuta agli effetti sull’economia Europea e su quella dell’Asia Centrale della guerra in Ucraina.

Per fronteggiare tale rallentamento, la Banca Mondiale ha già stanziato un pacchetto di aiuti da 170 miliardi di dollari da implementare in un arco di tempo di 15 mesi.
I primi 50 miliardi di USD saranno già usati nei prossimi 3 mesi.
Senza mezzi termini la Banca Mondiale evidenzia che già ora ci sono il 60% dei paesi a basso reddito con un grave stress finanziario o ad alto rischio di stress finanziario.

Ma lo stress non riguarda solo i paesi, ma anche le società che sono il fulcro delle economie dei singoli paesi.

Interessante a tal proposito il sondaggio condotto da Deloitte all’interno del mercato britannico.
Tale sondaggio evidenzia che il 98% dei manager delle principali aziende britanniche ritiene che i costi saliranno nel prossimo anno a livelli non visti dagli ultimi 20 anni.
Metà degli intervistati ritiene che gli incrementi dei prezzi siano “significativi” ed il 78% del campione ritiene che l’inflazione si manterrà sopra il livello target della BoE (2.5%) per i prossimi due anni.

Aumento dei costi di produzione significa “margin squeeze”: contrazione dei margini, questo almeno per tutte le società che non saranno in grado di ribaltare completamente sui consumatori finali i maggiori costi di produzione sostenuti.

Il futuro che attende molte società sarà quello di una contrazione dei margini, una contrazione del cash flow, un aumento dei costi di finanziamento.
La loro solidità finanziaria sarà messa a dura prova.

La parola d’ordine nello stock picking per il 2022-2023 sarà: quality.

Saranno i quality stocks, quelli caratterizzati da bassa leva, elevati margini a sopravvivere e ad essere premiati dal mercato.
Solo per questi stock i gestori saranno disposti a pagare multipli generosi.

Gli altri titoli subiranno delle contrazioni dei multipli, riflesso di uno scenario di margin squeeze, di contrazione del fatturato e aumento degli oneri finanziari.
Si tratta ovviamente di dinamiche legate ai tassi di interesse, e quindi movimenti di breve termine che incideranno molto suo titoli cosiddetti GROWTH.

Ma questi titoli sono rappresentativi di aziende che sono molto improntate sulla crescita, su modelli di business molto innovativo che necessitano di tanto tempo per produrre UTILI.
Per cui occorre investire su questo ASSET con un corretto orizzonte temporale di almeno 5 anni.

Buon investimento.

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