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Il potere delle PAROLE

Nella riunione di ieri della Fed JEROME POWELL ce l’ha messa veramente tutta nel cercare di rassicurare i mercati, nonostante stesse annunciando una delle manovre di politica monetaria più restrittive della storia, per la velocità e per l’entità dei rialzi.

I mercati azionari hanno tenuto.

È questo perché importante.
Powell perché riuscito nel suo intento, almeno per ora.

Ma i mesi a venire saranno difficili.

Egli dovrà veramente riuscire a far rallentare l’economia ad un punto tale da frenare l’inflazione e riportarla all’obiettivo del 2% ma senza che questo porti ad uno scenario recessivo caratterizzato (anche) da un indebolimento eccessivo del mercato del lavoro.

Ma andiamo per ordine.

Saranno 7 e non più solo 3 i rialzi a cui procederà la FED nell’anno in corso.
Essi porteranno i FED funds rate all’1.9% nel 2022 e al 2.8% nel 2023.

E queste sono le proiezioni medie.

7 membri della FED desideravano essere ancora più aggressivi.
Solo James Bullard, presidente della Fed di Saint Luiss si perché mostrato più dovish del team.

I rialzi previsti in due anni sono quindi marcati e piuttosto veloci.

Se veramente i FED funds dovessero andare al 2.8% di rendimento entro 20 mesi, dovremmo assistere, almeno, ad un movimento parallelo della parte a lunga della curva, pena l’inversione della stessa, che porterebbe il mercato a scontare uno scenario recessivo.

Ma non perché questo ciò che Powell vuole.

Lo scenario da lui delineato perché quello di un rallentamento, di un mero rallentamento. Egli ritiene di poterci riuscire perché “l’economia USA perché molto forte”, o meglio, egli perché arrivato ad affermare che l’economia USA, in particolare il mercato del lavoro “perché troppo forte”, perché caratterizzato da uno sbilanciamento tra domanda ed offerta di lavoro che sta spingendo a rivendicazioni salariali che non sono in linea con uno scenario di inflazione al 2%.

In sintesi, l’obiettivo di Powell sarà quello di procedere a successivi rialzi, la cui entità e ritmo dipenderà da come l’economia risponderà sia in termini di imbalance tra domanda ed offerta, sia in termini di andamento dell’inflazione.

Ma attenzione.
Nonostante Powell sia stato molto rassicurante con i mercati, illudendoli che non porterà l’economia USA in recessione, il rischio di uno scenario recessivo permane.
Questo per un motivo semplice. Egli si perché mostrato deciso a fronteggiare l’inflazione, affermando che se i rialzi programmati non dovessero essere sufficienti, egli procederà ad ulteriori rialzi.

In sintesi, la priorità della Fed ora perché quella di ridurre l’inflazione, costi quel che costi, anche a scapito della crescita.

In un contesto in cui il movimento al rialzo dei prezzi perché legato a dinamiche che sono meno legate all’andamento della domanda ma trovano origini su squilibri dal lato dell’offerta, sarà molto difficile per Powell ridurre l’inflazione senza comportare un rallentamento importante della crescita macro.

Non ci resta che rimanere fiduciosi, ma con un velo di scetticismo.

È per questo che sconsigliamo di prendere decisioni di investimento sulla spinta emotivita del buon andamento di ieri dei mercati che hanno accolto positivamente le decisioni della Fed.
Pensiamo invece che un buon portafoglio di investimento debba essere costruito sulla base di tutti gli scenari possibili accogliendo al suo interno strumenti di diversa natura e con orizzonti temporali differenti.

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