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Le azioni Cinesi quotate a WallStreet sono un Affare?

Il ribasso registrato dal Golden Dragon China Index dai massimi del 2020 è del 75%. Tanto, tantissimo.
Ma in borsa, si sa, ragionare in termini di prezzo può essere fuorviante.
È sempre meglio ragionare in termini di multipli assoluti o relativi.
E in termini di multipli relativi le azioni del Golden Dragon China Index non sono (quasi) mai state cosi cheap è a buon mercato rispetto alle azioni dello S&P500.

La natura delle aziende presenti in questo indice sono spesso sono aziende high tech, o internet company, caratterizzate da elevati tassi di crescita attuale o prospettica o da elevate potenzialità future.
Negli anni le azioni Cinesi del Dragon Index hanno scambiato a multipli superiori del 30%-50% rispetto a quelli dei titoli dello S&P500.
Ora esse quotano a sconto del 25%. Oggettivamente, secondo tali parametri, tale azioni sono un affare.

E allora? Perché nessuno le compra?

Il motivo è legato all’aspetto regolamentare.

Ci sono degli obblighi a cui sono tenute le aziende Cinesi quando si quotano a Wall Street.
Il mancato rispetto di tale obbligo potrebbe portare nel tempo all’esclusione da Wall Street di tali aziende.

E questo porta a vendite forzate.

Fondi e investitori professionali sono sostanzialmente costretti a vendere queste azioni perché non potrebbero più detenerle qualora dovessero essere delistate e poi listate nuovamente nel mercato di Hong Kong.
Il fatto che tali titoli non siano più quotati a Wall Street li rende “uninvestable”, (invendibili) allo stesso modo in cui sono invendibili i titoli Russi.

E allora si deve vendere.
Senza se e senza ma.

Ma qual è la probabilità che tali titoli siano “cacciati” da Wall Street?

La probabilità è elevata, ma questo non significa che sia pari al 100%.

Dopo 20 anni di dure negoziazioni, la Cina è ancora poco collaborativa con le società di vigilanza Americane, è si ostina a non dare accesso ai propri libri contabili.

L’argomento alla base di tale diniego sarebbe di tipo politico:

“la salvaguardia della sicurezza e dell’interesse nazionale”.

In pratica, consentire ad entità americane di accedere ad informazioni societarie potrebbe violare parametri di sicurezza.

In questo clima di incertezza e poca trasparenza, molti fondi preferiscono vendere.
Vendono perché è bene non assumersi il rischio di trovarsi in pancia un titolo non più investibile, (sarebbero grane regolamentari), vendono perché i titoli continuano ad impattare negativamente in portafoglio, vendono perché non riescono ad avere argomentazioni valide per giustificare la presenza di quei titoli in portafoglio.

Detto in parole più semplici, comprarli, averli in portafoglio e giustificarne la presenza porta talmente tanti problemi dal punto di vista regolamentare e di compliance.

Ma nel frattempo i titoli del Dragon Index diventano sempre più cheap.
E allora, un risparmiatore che a differenza degli Asset manager potrebbe anche accollarsi il rischio di delisting, potrebbe anche inserire nel proprio portafoglio di investimento un pezzo di China, con la consapevolezza che i mercati non offrono mai l’opzione “soldi facili”.

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