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La recessione è alle porte?

L’inizio della guerra in Ucraina, il rialzo del prezzo del petrolio e di molte alte materie prime hanno portato gli operatori, gli strategyst, le banche centrali e gli economisti a fare due cose:
rivedere le stime di crescita e di inflazione e abbassare i target price per i principali indici mondiali, uno fra tutti lo S&P500.
Proprio questo indice potrebbe rappresentare il termometro dello stato di salute dell’economia mondiale.

Già la scorsa settimana la BCE ha rivisto le stime di crescita per la zona euro e ha aumentato le stime di inflazione.
Ma pattern simili si riscontrano per altre economie dei paesi sviluppati e dei paesi emergenti.
Ciò che accomuna tutte le economie del globo, fatta eccezione della Cina e del Giappone è l’aumento indiscriminato dei prezzi al consumo (CPI) è della produzione (PPI) con riflessi sui margini delle aziende e sul potere di acquisto delle famiglie.

Lo scenario che ci si trova già ora ad affrontare e che potrebbe portare ad un peggioramento nel corso dei prossimi mesi è caratterizzato da un progressivo calo della domanda aggregata e dell’offerta aggregata.

La prima risente della perdita del potere di acquisto da parte delle famiglie che sempre di più sono chiamate a far quadrare i conti ben consapevoli dell’aumento delle utenze, del costo della benzina e di altri prodotti e servizi.

La seconda ha a che fare con i costi di produzione che molte aziende si trovano a dover affrontare. Molte di esse non riusciranno a stare a break even e chiuderanno.

Altre subiranno contrazioni importanti della marginalità salvo che non riescano a ribaltare i maggiori costi sui prezzi dei prodotti finiti con ulteriore impatto al rialzo sui CPI.

Tutto questo porta ad un rallentamento della produzione, dei consumi, degli investimenti, in sintesi, ad un calo della crescita, più o meno marcato.
E questo inizia a riflettersi sui modelli degli economisti, degli strategyst e degli analisti che devono rivedere le loro previsioni.

Detto in poche parole, il mercato si interroga sulla possibilità di entrare in recessione.

Se ciò dovesse accadere, il target per lo S&P500 potrebbe essere 3600 punti.
A tale livello scatterebbero gli acquisti perché il mercato a quel punto avrà già scontato lo scenario peggiore.

Ma nessuno può dirlo con certezza.

A dir la verità non sappiamo nemmeno se tale punto possa rappresentare un punto da cui ripartire.

Le variabili in gioco sono talmente tante e imprevedibili che nei prossimi mesi tutto può succedere e nessuno può sapere cosa.

Ciò che sappiamo è che alla fine il mercato in un arco temporale di più ampio respiro risale sempre.
Per cui serve affrontarlo sempre con rispetto ed in maniera lucida e costruttiva, mantenendo le posizioni in essere, scalettando gli acquisti in maniera graduale con la parte liquida del portafoglio, facendo piccole modifiche in funzione dei nuovi scenari economici che si delineeranno sul mercato.

In sostanza serve approcciarsi al mercato rispettando le regole di una corretta pianificazione.

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